Re Artù e i valori di un vero governante

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Il Leggendario Re Artù è l’archetipo del Sovrano giusto, autentica guida di un popolo.
È il padre di una moltitudine di figli che tratta con uguale amore e affetto. È il protettore e servitore di un regno, capace di mantenere salda la pace e l’armonia nei suoi confini.

Ma chi è realmente Re Artù, protagonista di numerose pellicole cinematografiche di ieri e di oggi?

L’emblema dei veri valori della regalità proviene dalla mitologia britannica di età medievale, raccolta nella Materia di Britannia, anche noto come ciclo bretone o arturiano, un insieme di miti e leggende popolati di re, eroi e guerrieri di nobile stirpe. Secondo la leggenda, tra il V e il VI secolo Re Artù difese la Gran Bretagna dall’invasione dei sassoni.
Nelle pagine dell’Historia Regum Britanniae, pubblicata nel XII secolo, Goffredo di Monmouth narra gli eventi che portarono Artù a creare in seguito un vasto impero che comprendeva Gran Bretagna, Irlanda, Islanda, Norvegia e Gallia.
Negli scritti di Goffredo, figurano già molti dei personaggi più noti al centro delle vicende di Re Artù, ma manca ancora Lancillotto, che debutta nei romanzi dell’autore francese Chrétien de Troyes, in cui compaiono anche i primi riferimenti al Santo Graal. In quel periodo prende avvio un’ampia diffusione dei romanzi arturiani, con uno sviluppo maggiore delle vicende relative agli altri Cavalieri della Tavola Rotonda.
Il successo della saga arturiana continuò per tutto il medioevo in Europa, ma scemò nei secoli successivi, per ritornare in auge nel secolo scorso grazie soprattutto al cinema.  

Gli storici si sono chiesti da tempo se esistano tracce di una presunta veridicità delle trame di Re Artù e degli altri protagonisti della saga.
Le ricerche condotte sin qui non hanno portato prove evidenti della sua esistenza, ma sono emersi alcuni indizi che mantengono il mistero ancora aperto.
Secondo alcuni autori, Re Artù era un condottiero romano-britannico che aveva effettivamente combattuto e respinto gli invasori sassoni, come narrato nella Materia di Britannia.
C’è un testo storico in particolare che sembra documentare la sua esistenza. Si tratta della Historia Brittonum, scritta in latino nel IX secolo da un chierico gallese di nome Nennius. Nella compilazione storica è fatta effettivamente menzione di Re Artù, con una lista di dodici battaglie da lui condotte, culminate nella battaglia del Monte Badon.
Non c’è accordo tra gli studiosi sull’affidabilità del testo, eppure un altro testo, l’Annales Cambriae del X secolo, cita di nuovo il suo nome in relazione alla battaglia del Monte Badon, datata tra il 516 e il 518. Ma anche qui non c’è pieno accordo sulla veridicità delle fonti da cui sono tratte le informazioni e si pensa che la parte sulla battaglia di Badon provenga direttamente dallo stesso Historia Brittonum.

Nel tempo sono via via emersi anche luoghi, reperti e monumenti che sono stati associati alla figura di Re Artù.

L’affascinante Castello di Tintagel, in Cornovaglia, secondo Goffredo di Monmouth era il luogo natio di Artù, e nel 1998 è stato estratto dagli scavi tra le rovine un manufatto che destò un certo clamore. La cosiddetta Pietra di Artù, ma più propriamente pietra di Artognou, è un frammento di ardesia con iscrizioni incise che subito fu considerata una prova del passaggio del Sovrano britannico.
Nonostante la forte assonanza della scritta ‘Artougnou’ con ‘Artù e della datazione risalente al VI secolo e coincidente con il periodo in cui il monarca sarebbe vissuto a Tintagel, gli storici hanno ufficialmente escluso la relazione tra il reperto e Re Artù.

Ma per chi vuole respirare realmente l’atmosfera che circonda la saga arturiana la tappa obbligata è il borgo di Glastonbury, nel sud-ovest dell’Inghilterra. Il villaggio circonda un’abbazia medievale in rovina, in cui giace la tomba che secondo alcune iscrizioni ospitò nientemeno che le spoglie del sovrano.
E se ufficialmente per gli storici le fonti sono fittizie, Glastonbury è un gioiello autentico di misticismo e bellezza.
Ho avuto la fortuna di visitare personalmente il luogo, e anche se la mia visita è stata poco più di una toccata e fuga, ho cercato di assorbire il più possibile della sua aura.

Non è solo la bellezza dell’abbazia e il fascino immortale della saga arturiana. Glastonbury è effettivamente un centro energetico terrestre di primo piano, una sorta di chakra di Madre Terra, come pochi altri distribuiti sul pianeta.
Sul luogo puoi davvero percepire, e nutrirti, di quell’energia materna, pura e primordiale che affiora dalle viscere della Terra, e che era quella stessa Fonte che animava le gesta dei Cavalieri della Tavola Rotonda.

Dove oggi sorge Glastonbury, secondo il mito giaceva la leggendaria isola di Avalon, il luogo sacro per eccellenza della saga arturiana.
È qui che secondo alcune fonti giunsero Gesù e Giuseppe d’Arimatea, che vi portò il sangue di Cristo raccolto in una coppa, il Santo Graal, per poi fondare la prima chiesa di Britannia.

Glastonbury oggi non assomiglia di certo a un’isola, ma nell’antichità era una terra umida circondata da paludi, tanto da assomigliare realmente a un’isola. L’unico ingresso verso la città, in origine era rappresentato da un lungo passaggio tra le acque che la circondavano.

In un’epoca ancora più antica e precedente alle saghe arturiane, secondo alcune leggende Avalon era un luogo di trasformazione, sede dell’Albero della Conoscenza, un melo con frutti dorati, e dell’Albero della Vita.

Era una vera e propria isola di iniziazione, conosciuta anche come Isola di Vetro, per la trasparenza e purezza, ma anche Isola delle Mele, come quei frutti che si celano nella nostra profondità e attendono di essere colti.
Avalon era sacra per i Celti per il suo potere unico di luogo magico da cui attingere sapere e conoscenza. L’isola era un punto d’incontro tra dimensioni diverse, quelle dei reami spirituali sottili e dell’interiorità personale.
Le proverbiali nebbie di Avalon erano eteree mura difensive che cingevano la città sacra proteggendola dall’esterno.

L’isola era abitata da Druidi, Sacerdotesse, Cavalieri e altri nobili spiriti che si prendevano cura delle attività spirituali e di fare da tramite tra il mondo terreno e quello ultraterreno.
Era un’isola permeata di pura energia femminile e al centro si ergeva il Tempio consacrato alla Dea, in cui avvenivano rituali e investiture e il flusso di questa energia era mantenuto in armonia.
Oggi a Glastonbury si può liberamente accedere a una versione moderna del Tempio della Dea, in cui l’ambientazione è ovviamente diversa, ma circola ancora quella stessa energia che permeava l’antica Avalon.
È un luogo perfetto per concedersi dei momenti di raccoglimento e prendersi cura della propria armonia interiore.

Anche se la fama di Re Artù è ancora avvolta dalle nebbie del mito, i valori di saggezza, lealtà e coraggio di cui è portatore sono reali e immortali, e resteranno sempre un modello da seguire per creare nuovi sistemi di governo stabili, equi e armoniosi.

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