Pazza Inter, amati!

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Crediti immagine: Federico Bodini

La squadra della pazzia (sportiva)

C’è una squadra di calcio che fa spesso parlare di sé per i suoi numeri clamorosamente altalenanti. Di solito, o la si ama o la si odia, difficile avere mezze misure. La chiamano Pazza Inter, e a ragione: un giorno ti sorprende per la sua impresa eclatante, la volta successiva ti mostra istericamente l’altra faccia e ti si accappona la pelle.
L’abitudine ai capovolgimenti di fronte e agli infarti è talmente comune nel popolo Nerazzurro che anche negli inni nazionali s’inneggia alla ‘Pazza Inter’.
Ma cosa rende il loro DNA così schizofrenico e imprevedibile?  Proviamo un attimo a fermarci e ad analizzare lo ‘strano caso dell’Inter’.

Come fa una squadra a raggiungere una vetta di eccellenza e subito dopo crollare e cadere a picco nel baratro? I Nerazzurri nel nostro campionato continuano ad alternare exploit vincenti e periodi di vuoto cosmico apparentemente inspiegabili. Quest’anno hanno infilato una serie di quindici risultati utili consecutivi a inizio campionato (frutto di tredici vittorie e due pareggi), per poi arrestarsi con il pari allo Juventus Stadium fino a dimenticare come si vince.

Sì, perché dalla partita contro i Bianconeri, finita a reti inviolate, l’Inter ha perso il primato in classifica e ha esultato ben poche volte nelle restanti partite. Nelle scorse quattro gare giocate, ha messo a segno solo quattro gol in totale, di cui un autogol nell’ultima sfida pareggiata 1-1 in extremis a Ferrara contro la SPAL. Icardi, il bomber della squadra, fino alla vigilia della sfida con la Juventus era sul trono dei migliori attaccanti, ci si preoccupava per blindarlo con una clausola rescissoria alle stelle. Dopo quella sfida, nelle otto partite disputate tra Campionato e Coppa Italia di gol ne ha realizzati solo due (escludendo il rigore a partita conclusa con il Pordenone), e i suoi due compagni di reparto sono caduti ancora di più nell’anonimato, con zero gol sia per Perisic, sia per Candreva. Se per quest’ultimo non è una novità, per il croato il calo di forma è evidente, lui che fu insieme a Icardi trascinatore della prima parte di stagione, con i suoi sette gol.
L’allenatore, Luciano Spalletti, prima della sfida con la Juve era acclamato e osannato da tutti, anche dai giocatori che garantivano di essere trattati tutti allo stesso modo, e che era questo il segreto del loro successo. Oggi trasuda una tensione e una frustrazione palpabile, a tratti isterica nelle interviste che rilascia, dando la sensazione di aver perso un po’ il controllo della situazione.

Come avvengono certi ribaltoni?

Nell’Inter albergava un’armonia di squadra capace di essere concreta, efficace e ottenere successi sul campo. Continuando su quella scia sarebbe stata un’importante pretendente della lotta al titolo, che si stava facendo molto intrigante contro Juve e Napoli là in cima.
Poi qualcosa si è spezzato improvvisamente, e senza alcuna avvisaglia. Cos’è stato a incriccare il giocattolo-Inter?

Le possibili spiegazioni arguite dai commentatori e dagli opinionisti che ho sentito in questo periodo non mi hanno convinto. Le idee non parrebbero chiare nemmeno tra i diretti protagonisti, visto che ancora non si sono visti veri spiragli di luce  nell’ambiente.
Certo è che la ‘Pazza’ Inter negli anni è stata capace di alternare rimonte fantascientifiche e trionfi leggendari a scivoloni fantozziani e amnesie inspiegabili. È quasi sempre una squadra dalle enormi potenzialità ma dalle variabili impazzite, incalcolabili e non prevedibili. Ogni volta può succedere di tutto, e spesso le cose vanno anche oltre l’immaginazione.
Ve lo ricordate solo meno di un anno fa, quando il Barcellona schiantava il PSG 6-1 in casa rimontando il 4-0 dell’andata e la ‘Beneamata’ rispondeva poco dopo con il 7-1 in casa contro l’Atalanta, diretta concorrente per l’Europa?
Bene, il Barcellona aveva poi continuato su quei ritmi, sfiorando la vetta della Liga fino alla fine. Mentre l’epilogo di stagione dell’Inter è cosa nota, con una serie negativa imbarazzante infilata e la perdita di qualsiasi piazzamento europeo.

Quindi la domanda dovrebbe essere riformulata: cosa succede all’Inter quando ‘perde la testa’ e i punti? E più ancora in generale, potremmo chiederci cosa succede quando si perde improvvisamente la forma e si inizia a ‘fallire’? Se si comprendono più a fondo i meccanismi che instaurano i processi dei cali di rendimento e dei fallimenti, si possono organizzare le giuste manovre ‘difensive’ per prevenire.

Analisi della battuta di arresto attuale

Quando a calare è un’intera squadra non ha senso cercare capri espiatori. Non credo che l’Inter quando vinceva fosse Icardi-dipendente come afferma qualcuno, quindi non individuerei in un giocatore specifico la causa del calo della squadra. Non ha senso neanche parlare di fine di un periodo fortunato: quindici risultati utili consecutivi non si portano a casa grazie alla buona sorte, ammesso che essa esista.
La sensazione è che già in campo contro la Juve, i giocatori dell’Inter abbiano accusato un improvviso calo di convinzione e fiducia nei propri mezzi. Come se l’incontro con i rivali di sempre, detentori di sei titoli consecutivi, sia stata una prova del nove della loro forza non superata. Incontrando i Bianconeri hanno sentito venir meno improvvisamente il loro potere fin lì conquistato, come se si fossero dovuti inchinare dinanzi ai più potenti.

Il digiuno di gol e di emozioni contro la Juve se lo sono portati con sé fino a oggi, alla vigilia di Inter-Crotone, in cui ci si augura un ritorno ai gol, allo spettacolo e alla vittoria.
Ma cosa è scattato esattamente nei giocatori? Spesso si dice che ‘vincere aiuta a vincere’, ed è così: ogni vittoria si porta dietro anche la successiva, e questo è ciò che accade alla Juventus, emblema di tenacia e continuità di risultati. La loro maggior forza mentale ha prevalso su quella nei Nerazzurri, ridimensionandola. È come se da grandi che erano diventati, l’incontro con i giganti della Serie A li avesse fatti diventare lillipuziani. Al punto da non riuscire a segnare neanche una rete in 120 minuti contro il Pordenone, squadra che milita in Serie C, nella gara seguente in Coppa Italia.
Da lì in poi è stato un ‘deserto dei Tartari’ nelle aree avversarie, con azioni macchinose, cross e passaggi effettuati con sufficienza o con paura, tiri improbabili, scoordinati, o addirittura svirgolati: come nell’ultimo match, in cui l’Inter è riuscito a segnare solo su autogol, per poi subire il pareggio all’ultimo atto, una scena che è già un classico del momento.

Giocatori che nella prima parte di stagione si divertivano e facevano brillare gli occhi, avevano scoperto un’improvvisa abulia offensiva, quasi un patto di non belligeranza con l’avversario.

‘La potenza è nulla senza controllo’

Cos’è successo allora? Probabilmente rientra in gioco il concetto del livello di performance. Nella gara col Chievo, finita 5-0 per l’Inter (che fa il paio con il 7-1 dell’anno scorso), i Nerazzurri avevano raggiunto quasi l’apice del loro livello di performance, mostrando non solo concretezza ma anche una forma in stato di grazia, con un numero impressionante di occasioni da rete durante tutta la gara. ‘La potenza è nulla senza controllo’, recita un altro detto, peraltro caro all’Inter perché campeggiava in uno spot pubblicitario con Ronaldo il Fenomeno (vedi sotto). È come se l’Inter quando raggiunge i massimi livelli di potenza e di performance poi si fermasse bruscamente. Arriva a grandi altezze per poi cadere.

E così come vincere aiuta a vincere, non vincere può avere l’effetto contrario, anche se fino a poco prima il livello di performance era al top.
La nostra mente è talmente potente per ognuno di noi, da poterci convincere un attimo prima che siamo dei fenomeni, e un attimo dopo che non valiamo una cippa. E questo è in grado di farlo sia su persone normalissime che su grandi professionisti.
A volte per risalire da una caduta ci mettiamo anni, si può dunque comprendere come una squadra possa rimanere a secco per diverse partite.
Se pensiamo che un team composto da decine di addetti ai lavori, tutti super qualificati e in possesso dei mezzi migliori abbia serie difficoltà a uscire da un minimo periodo di crisi sportiva, ci facciamo un’idea del potere che la mente ha su di noi.

Auguriamo quindi all’Inter di ritrovarsi completamente dopo questa piccola battuta d’arresto. A volte dalle proprie ceneri si può risorgere come fenici ancora più brillanti di prima. E sono sicuro che la capacità di reagire e recuperare alla grande è nelle corde sia dei giocatori sia del Mister Spalletti. Unitevi di più e smettere di trovare valvole di sfogo esterne e potrete tornare più forti di prima. Il potenziale è grande, e proprio per questo fa paura. Credeteci, che tutto è possibile.
Pazza Inter, amati!

Il ‘nemico’ è dentro

Ma se la nostra mente è in grado di giocare questi e altri scherzi, forse dovremmo iniziare a fermarci di più a riflettere su come relazionarci con lei nella nostra vita. Perché non ci sono arbitri, avversari, tifosi, allenatori, ma neanche rivali di lavoro, nemici, organizzazioni complottistiche che tengano.
L’avversario è dentro di noi, il limite è nella nostra testa. Se impariamo a essere noi stessi fino in fondo e senza fermarci, nella vita ogni traguardo è possibile.

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