I 90 anni di Topolino

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Lo riconoscete questo topo? Nel 2018 compirà novant’anni.

Topolino è una delle grandi star dei cartoni, dei fumetti e di una carrellata infinita di immagini e suggestioni, che ci riportano alla nostra infanzia. È il vero apripista di tutta una serie di saghe e personaggi che hanno fatto la storia dell’intrattenimento animato per le ultime generazioni.

Ma voi sapevate che prima di prendere il volo papà Walt stava seriamente rischiando la caduta verso il baratro?
Il topo più famoso del mondo ebbe una gestazione piuttosto travagliata. Nacque in un garage, nel cuore della notte, al termine di una serie quasi disperata di tentativi di inventare un nuovo personaggio di successo.
Walt Disney era appena stato tradito dai suoi collaboratori, dopo aver perso improvvisamente i diritti del coniglio Oswald, il primo protagonista dei suoi corti animati, finiti nelle mani di Universal Studios. Con lui era rimasto Ub Iwerks, che dopo avergli proposto schizzi di vari animali da cortile con fattezze umane, finalmente trova la carta vincente, ispirato da una vecchia fotografia di Walt. Il ritratto era affiancato da disegni di un topino, un piccolo roditore che il regista americano aveva ospitato come animale da compagnia nel suo studio in Missouri.

Iwerks, armato di carta e matita realizza dunque nella primavera del 1928 le prime bozze del futuro eroe della Disney. E questa volta Walt è soddisfatto e lo accoglie come protagonista della sua futura produzione artistica. 
Nel topo targato Iwerks-Disney c’era anche un tocco di Felix the cat, il gatto cartoon protagonista dell’animazione degli anni venti, alle prese con scene surreali e grottesche nell’America del boom economico.
Walt Disney inizialmente intendeva presentare al mondo il suo topo come Mortimer Mouse, ma il nome di battesimo che lo consacra come star agli occhi del mondo è un contributo della moglie, Lillian. Mickey Mouse va in scena per la prima volta il 15 maggio 1928, con il primo corto animato, realizzato in segreto da Disney e Iwerks, ancora sotto contratto con Universal.
Plane Crazy non ottiene però il successo sperato, e Walt non trova un distributore per trasmetterlo nei cinema. Con disappunto, si mette all’opera per un secondo cortometraggio, The Gallopin’ Gaucho, in cui insieme alla fidanzata Minnie compare per la prima volta anche il rivale giurato Pietro Gambadilegno. Tuttavia, nemmeno questa volta si fa vivo un distributore interessato.
Lo sconforto per Walt era grande, ma – come spesso accade – proprio quando la fiducia nelle proprie chance stava iniziando a venire meno, arriva il nuovo colpo di genio a raddrizzare la rotta.

Il successo arriva al terzo tentativo, e Mickey Mouse è il capitano che tiene fieramente il timone
fischiettando – ed è questa una grande novità – grazie alla coraggiosa scelta di introdurre il sonoro, in un cinema fino ad allora quasi del tutto muto.
Il nuovo capitolo Steamboat Willie è quindi da considerarsi il primo capolavoro targato Disney. Uscì per la prima volta il 18 novembre 1928, a New York, e fu accolto finalmente da un distributore. Molte sale americane pur di aggiudicarselo si adoperano appositamente con le nuove tecnologie per la trasmissione del sonoro.
Sull’onda del successo, Walt Disney rispolvera i due corti già prodotti, per munirli anch’essi di sonoro e portarli in auge.
La concorrenza si trovò spiazzata dalle novità introdotte dalla Disney, non era al passo dei tempi per l’introduzione del sonoro, e la strada per Walt era spianata.

L’avvento del sonoro nel cinema di animazione aveva aperto le danze per la gloria di Topolino, ma non era l’unica grande novità che di lì a poco avrebbe rivoluzionato il mondo cinematografico.
Nel 1935 arrivò anche il colore, che diede nuova linfa alle avventure del topo più famoso del mondo.
Mickey Mouse fa bella mostra di sé, con l’uniforme rossa e la bacchetta con cui dirige una banda, nel nuovo corto The 

band concert, che segna il suo debutto ufficiale nel cinema di animazione a colori.
Negli anni successivi Donald Duck, il papero bianco sfortunato da noi noto come Paperino rischia di sorpassare la popolarità di Mickey Mouse per il pubblico americano. Ma la Disney corre ai ripari e compie un re-styling della silhouette di Topolino, che gli dona un aspetto ancora più umano, maturo e carismatico, strizzando l’occhio alla middle class americana del tempo.

Nel 1940 il nostro eroe fa la sua apparizione in una delle scene animate più cariche di pathos di sempre: l’Apprendista stregone, un corto all’interno del film Fantasia. Questa volta Topolino non incarna l’ideale borghese ottimista e tuttofare per cui si era fatto apprezzare sino a quel punto, ma è il giovane apprendista scapestrato e ribelle, che crea un gran pasticcio a cui non è in grado di porre rimedio da solo. Lo stregone che all’ultimo interviene per rimettere le cose a posto è l’immagine della coscienza, che invocava prudenza e ordine per evitare danni, senza essere ascoltata da una mente cocciuta che fa di testa sua.
La fretta gioca brutti scherzi e spesso ci induce a cercare la via più rapida (ma tortuosa o infruttuosa) per arrivare a un obiettivo, invece di lasciarci condurre con pazienza dalla coscienza sulla rotta più dritta.

Dopo varie edizioni apparse in formati diversi, il 1° aprile 1949 fa il suo esordio anche la collezione definitiva dei fumetti dedicati a Mickey Mouse in lingua italiana, rimasta in auge fino a oggi. La celebre copertina rossa del primo numero di Topolino è sempre apprezzata dai collezionisti.

I primi numeri sono arricchiti anche da numerosi speciali, parodie di opere classiche celebri, come l’Inferno di Topolino, in scena tra il numero 7 e il il numero 12 dall’ottobre 1949 al marzo 1950, scritto in terzine come l’opera di Dante. Anche qui Topolino lo troviamo ammantato di rosso, con la tunica presa in prestito dall’Alighieri e accompagnato da un Virgilio-Pippo di verde vestito.
Recentemente è stato realizzato anche un francobollo che commemora la serie, parte di un’intera collezione dedicata proprio ai 90 anni di Topolino. Gli altri otto francobolli commemorativi ritraggono altre istantanee emblematiche dei diversi decenni di onorabile attività del topo. Lo ritroviamo proprio al timone del vaporetto del 1928, in coppia con Minnie nelle strisce a fumetti degli anni ’30, con Pippo negli anni ’40, Pluto negli anni ’50, con il surreale Atomino bip bip nel 1959, ancora con Pippo nella saga Fantasy La spada di ghiaccio del 1982, e infine ancora con l’amata in una versione più moderna.

E l’impero Disney non conosce flessioni e, anzi, è tuttora in espansione. C’è da credere che Nonno Topolino avrà ancora tanto da dire prima di andare in pensione.
Non male, per un topo che aveva sostituito un coniglio in piena emergenza.
Alla fine è sempre così, si chiude una porta, si apre un portone.
‘Viva Topolino’, grazie Walt.

 

 

 “Spero solo che non ci dimenticheremo mai una cosa – tutto è cominciato con un topo”

Walt Disney

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